sabato 7 giugno 2008

"L'anno in cui i miei genitori..." di Cao Hamburger

Premiato in numerosi Festival, candidato all'Oscar, il film di Cao Hamburger (al suo secondo lungometraggio) esprime in pieno il buon momento che il cinema brasiliano sta vivendo.
Con uno stile delicato e sobrio, asciutto e discreto (benché l'argomento porterebbe a scegliere più facili e banali vie)
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza descrive la difficile esperienza di un adolescente che sogna di fare il portiere di calcio e, indirettamente, il dramma di una intera nazione soffocata dalla dittatura (in Brasile la dittatura militare ebbe inizio con un colpo di stato nel marzo del 1964 e continuò sino al 1985).
Siamo nel 1970, l'anno dei mondiali di calcio: la vicenda si svolge a San Paulo nello storico quartiere di Bom Retiro, vero calderone di gruppi e culture etniche, un crocevia di razze diverse (e uno dei meriti del film è mostrare la possibilità che hanno diversi gruppi etnici di vivere bene insieme). Abbandonato (loro malgrado) dai genitori, il piccolo protagonista saprà superare ostacoli e difficoltà (esilio persecuzione adattamento…) e scoprire i valori dell'amicizia e della solidarietà.
"È un film sull'esilio, sui vari tipi di esilio, sulla scoperta della transitorietà della vita da parte del protagonista, che impara ad andare d'accordo con gli altri e a sopravvivere in questo nostro mondo" ha dichiarato il regista alla presentazione della sua opera al Festival di Berlino (la vita di Hamburger presenta dei tratti autobiografici comuni al protagonista del film, avendo visto arrestare i suoi genitori -il padre ebreo e la madre cattolica- durante la dittatura militare, e avendo fatto il portiere di calcio per molti anni).

Un lavoro che emoziona, pur sotto l'apparente veste di commedia ironica e divertente.
Sceneggiatura, fotografia, colonna sonora, ritmo, riprese… tutto concorre a fare di quest'opera un prodotto intelligente ed armonico, piacevole e coinvolgente.
Ottimo l'intero cast, veramente eccezionale l'interpretazione del piccolo Michel Joelsas (dolce tenera ed equilibrata al massimo).
p.s.
Il film è preceduto dall'interessante corto
Lettera d'amore per Robert Mitchum, firmato da Francesco Vaccaro e intepretato da Piera degli Esposti, . Intensa dichiarazione d'amore dell'attrice che ricorda l'incontro, reso possibile da Lina Wertmuller, con l'uomo dei suoi sogni.
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