giovedì 7 agosto 2008

I Classici: "Lola Montes"

Lola Montes
di Max Ophüls
del 1955,

con Martine Carol, Peter Ustinov, Anton Walbrook,
Henri Guisol, Lise Delamare, Paulette Dubost,
Oskar Werner, Jean Galland, Will Quadflieg, Héléna Manson.
Prodotto in Francia, Germania Ovest.
Durata: 110 minuti.

Da Cannes a Roma. Il capolavoro di Max Ophuls, nell'edizione restaurata di Cannes Classics 2008, è stato presentato in anteprima nazionale a Villa Medici - Accademia di Francia venerdi' 11 luglio.

Il film narra dell'ascesa e caduta di Lola Montes, celebre ballerina e cortigiana dell'Ottocento che destò scandalo in mezza Europa facendo innamorare Liszt e Luigi II di Baviera. Concluse la sua fastosa carriera come attrazione in un circo americano dove l'impresario la esibisce come un mostro di dissolutezza che il pubblico può baciare per un dollaro.

Più di una sono le copie in circolazione. La più esatta e rispondente alle intenzioni del regista è di circa 115 minuti.
Lola Montes fu, all'epoca dell'uscita, massacrata dai produttori che tagliarono parte del girato di Ophuls (fino a 40 minuti) distribuendo una copia raffazzonata ed incomprensibile. Ma anche la critica ebbe il suo ruolo lanciando strali contro l'opera del regista. Oggi è unanimamente considerato un capolavoro, sia per forma che per contenuto (ma, a mio parere, con due sostanziali difetti: quasi mancante l'evoluzione psicologica del personaggio, sempre simile dall'inizio alla fine; la scelta della protagonista, una Martine Carol che appare poco adeguata alla parte… ma del resto la Carol era l'attrice francese più popolare negli anni Cinquanta…).
Geniale l'utilizzo del Cinemascope, l'allora nuova e rivoluzionaria tecnica cinematografica, rutilanti colore scenografia costumi, originalissimo il modo di rappresentare la vicenda...

...is one of the most celebrated examples of both wide screen CinemaScope and lush Technicolor in film history (Rottentomatoes).

È il capolavoro (e una sorta di testamento) dello squisito, geniale M. Ophüls
(ilMorandini).

Lola Montes è una sfida tecnica e narrativa… Con un effetto di vertigine narrativa che ritorna in modo tematico nelle acrobazie del film, guardiamo lo spettacolo nello spettacolo e la miracolosa macchina da presa di Ophuls volteggia mentre ci proietta in un caleidoscopio di episodi. Il risultato è uno dei massimi esempi di virtuosismo narrativo della storia del cinema (Federico Passi).

Rivederlo adesso nello splendore delle scenografie sfarzose, nella modernissima complessità narrativa, nell'uso antinaturalistico del colore, nel coraggioso montaggio diacronico è una grande esperienza cinematografica (Giovanni Scolari).

Ophuls ha firmato un testamento-capolavoro, contrappuntato dalla partitura sublime di Georges Auric (Francesco Mocellin).

Passo d'addio ophulsiano e trionfo del suo barocco, che riscatta il materiale da feuilleton con una messinscena sfavillante, rutilante, elaboratissima, sfarzosa e disseminata di trasgressioni sintattiche che mandarono in deliquio i giovani della Nouvelle vague (ilDavinotti).

...affresco delirante, orchestrato con un virtuosismo che mai si smentisce (Claude Mauriac).

Film per i poeti e per gli artisti (François Vinneuil).

È il capolavoro del regista che vi è al culmine della sua arte originale e unica, ma anche un deciso rifiuto delle compiacenze verso il pubblico, che, anzi, chiama in causa con violenza (George Sadoul).

Film fiammeggiante… Fu l'ultima dimostrazione del multiforme talento di Max Ophuls… L'opera di questo mago finiva con una apoteosi…
Egli realizza l'ambizione wagneriana dello spettacolo totale: l'uso originale del colore (nella linea dei Renoir e dei Minnelli), il ricorso a mascherini che permettono di modificare a volontà il formato dell'immagine in cinemascope (dando l'impressione di uno schermo di misura variabile, con raffinati cambiamenti a vista), l'agilità inebriante della cinepresa che giostra con le scene, gli accessori, i personaggi e i sentimenti (qualcuno ha parlato a ragione di una «estetica della mobilità»), tutto questo fa di
Lola Montes un atto di fede verso la settima arte, considerata come il luogo privilegiato della magia moderna (Claude Beyle).

The greatest film of all time (Village Voice).
i classici

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